Long Short Invest

Consulenza finanziaria e analisi tecnica della Bernasconi Consult

Analisi tecnica mensile

Pubblichiamo con alcuni giorni di ritardo per rispetto dei diritti degli abbonati al sito a pagamento, l'analisi del fine settimana del 27-28 febbraio 2021.

Rialzo - rialzo ! Da inizio anno però i maggiori indici azionari guadagnano solo un paio di punti in percentuale. Se si esclude la prima settimana di gennaio i mercati non stanno facendo progressi se non in alcuni Peasi emergenti o in settori particolari (energia, banche, PMI).
Gli indicatori di medio termine mostrano che le borse in generale sono nuovamente ipercomperate e in eccesso di rialzo - gli investitori sono da tempo troppo ottimisti e speculativamente orientati al rialzo. I tassi d'interesse salgono poiché tutti pensano che l'imminente ripresa economica post Covid19 sarà robusta. Le Banche Centrali vogliono da una parte creare delle aspettative d'inflazione ma d'altra parte fanno di tutto, tramite il QE, per impedire un rialzo dei tassi d'interesse. Questa repressione finanziaria con tassi nominali e reali estremamente bassi se non negativi crea forti tensioni e mercato finanziari instabili e fragili. È molto probabile che presto o tardi queste tensioni provochino delle violenti e veloce correzioni. Ciclicamente una di queste correzioni sembra imminente.


Commento del 27-28 febbraio

Il reddito dell'USTBonds decennale ricade a 1.44% (-0.10%) - rimbalzo a breve ma in seguito la correzione deve continuare

Si supponeva che la FED americana fosse in grado di tenere i tassi d'interesse sotto controllo e che la fenomenale ripresa economica che deve seguire alla recessione provocata dalla pandemia potesse verificarsi senza spinte inflazionistiche. Per settimane le borse hanno ignorato il rialzo esplosivo dei prezzi delle materie prime come petrolio o rame. Questo non era considerato come un problema ma una buona ragione per comperare azioni dei settori dell'energia o delle materie prime. Improvvisamente settimana scorsa ci si é invece resi conto che esiste un dilemma - non può esserci crescita economica senza un aumento del costo del denaro e quest'ultimo é un problema per i mercati azionari. Specialmente perché i prezzi delle azioni scontano un forte incremento degli utili delle imprese ma non scontano un aumento dei tassi d'interesse. Insomma - non si può avere l'uovo e la gallina e quando il reddito dell'US Treasury Bonds ha raggiunto la soglia critica dell'1.5% (che guarda caso era stata con mesi di anticipo indicata da molti analisti noi compresi) le borse hanno reagito con un'ondata di vendite. Le perdite più forti si sono verificate nel settore tecnologico che secondo la narrativa é più sensibile alle variazioni del costo del denaro. Nuturalmente questo é in parte assurdo e ingiustificato - il reddito dell'USTBonds é salito dai 0.65% di settembre 2020 fino agli 1.34% di una settimana fà senza che nessuno battesse ciglio - al contrario la borsa continuava a salire e passare da un record storico al successivo. L'aumento dei tassi era invece una buona ragione per comperare le azioni delle banche. Improvvisamente però molti hanno cominciato a parlare di inflazione e quando il reddito dell'USTB decennale ha superato l'1.5% é scoppiato il putiferio. Come diciamo spesso una volta che le premesse tecniche per una corrrezione sono ideali ci vuole solo una scusa per scatenare le vendite. Le borse questa settimana sono scese - in Europa (Eurostoxx50 -2.07%) meno che in America (S&P500 -2.45%). Del rialzo da inizio anno non resta però più tanto (DAX +0.49%, Eurostoxx50 +2.36%, S&P500 +1.47%, Nasdaq +2.36%). La fiducia dei rialzisti é stata scossa nelle fondamenta e molto probabilmente a metà febbraio si é verificato un massimo significativo. Malgrado che l'S&P5000 abbia in tre sedute testato con successo il supporto sui 3800 punti (supporto statico + MM a 50 giorni) non crediamo che ci sia solo stata una correzione minore e che la borsa americana possa tranquillamente riprendere il rialzo. Sia gli indicatori di medio termine che quelli sul sentiment puntano in un'altra direzione. La variante favorita anche dai cicli é quella di una correzione di medio termine che dovrebbe terminare nella terza settimana di marzo. Come aveva correttamente indicato il DSI (Daily Sentiment Index) sui Bonds venerdì si é verificato un rimbalzo - i futures sui USTBonds sono risaliti (anche quelli sul Bund! - il "problema" é anche europeo), i tassi d'interesse sono ridiscesi e il Nasdaq100 (+0.63% a 12909 punti) é rimbalzato. L'S&P500 invece ha avuto ancora una seduta negativa (-0.48% a 3811.15 punti) e ha chiuso nella parte inferiore del range giornaliero con una caduta di 40 punti nell'ultima ora di contrattazioni. È possibile che la prossima settimana inizi ancora con un breve tuffo delle borse - forse l'S&P500 deve ancora scendere sotto i 3800 punti a causa dei molti speculatori obbligati a vendere a causa dei margin calls causati dalla debole chiusura di venerdì. Pensiamo però che il temporaneo calo dei tassi d'interesse debba a breve provocare un rimbalzo delle borse - concretamente l'S&P500 potrebbe tornare a metà di settimana prossima sui 3850-3880 punti. Questo eventuale rimbalzo deve però essere venduto. In seguito la correzione a medio termine deve fare il suo corso e far scendere l'S&P500 decisamente più in basso. La ragione? A dire il vero non importa ma potrebbe essere sia essere un'ulteriore impennata dei tassi d'interesse che la delusione nel caso in cui il piano di stimolo economico di 1900 Mia di USD dell'amministrazione Biden non venisse approvato (o venisse edulcorato) dal Congresso. Fino a dove potrebbe cadere l'S&P500? Possiamo solo fare delle ipotesi. La prima spinta di ribasso é stata di circa 150 punti. Nell'ambito di una classica correzione ABC la seconda spinta potrebbe essere di ampiezza simile dopo un rimbalzo di una cinquantina di punti - arriviamo ad un obiettivo sui 3700 punti. Temiamo però che le vendite, finora concentrate nei settori più speculativi, debbano estendersi al resto del listino. La pressione di vendita deve aumentare e gli investitori devono passare dall'attuale lieve inquietudine (Fear&Greed Index a 48 punti, -10 punti) al pessimismo con un breve passaggio al panico. In questo caso il potenziale massimo di ribasso é a 3500 punti dove si troverà tra un paio di settimane la MM a 200 giorni. Le borse europee dovrebbero seguire docilmente - sulla base di quanto osservato settimana scorsa é possibile che le perdite in Europa saranno più contenute. Gli eccessi di rialzo sono più pronunciati in America é sarebbe logico che la borsa americana corregga di più.

Le performance settimanali degli indici azionari sono state le seguenti:
Eurostoxx50               -2.07% a 3636 punti
SX7E (banche)            +1.42% a 83.88 punti
DAX                           -1.48% a 13786 punti
SMI                           -1.71% a 10522 punti
FTSE MIB                  -1.24% a 22848 punti
S&P500                     -2.45% a 3811.15 punti
Nasdaq100                 -4.94% a 12909 punti

Venerdì le borse europee hanno seguito come d'abitudine i segnali provenienti dagli Stati Uniti. Gli indici hanno aperto in calo e sono subito precipitati sui minimi giornalieri. Poi hanno recuperato quasi tutte le perdite ma sono ricaduti nel pomeriggio dopo la debole apertura a Wall Street. Infine si sono "attaccati" all'America e sono risaliti moderatamente fino alla chiusura. L'Eurostoxx50 si é fermato a 3636 punti (-1.33%) con un minimo a 3622 punti. Alle 22.00 l'indice valeva 3643 punti. Finalmente anche il settore bancario (SX7E -2.16% a 83.88 punti) ha sentito la forza di gravità - la performance settimanale é però positiva!
In Europa vengono ancora comperati i settori ciclici - le prese di beneficio sono arrivate solo venerdì. In un contesto del genere é evidente che il difensivo SMI svizzero (-1.28% a 10522 punti) continua soffrire.
Nelle prossime settimane riteniamo che le borse europee resteranno molto volatili - sarà importante non perdere di vista la tendenza di fondo. Da inizio anno gli indici azionari europei oscillano in laterale. Ci sono le prime rottura sotto le MM a 50 giorni in ascesa. Evitiamo di fisare degli obiettivi per questa correzione poiché, come in America, il range tra la variante migliore e quella peggiore é troppo ampio. Speriamo dopo aver osservato il rimbalzo che dovrebbe verificarsi all'inizio di settimana prossima di poter fare una stima affidabile. Più il rimbalzo sarà anemico e più la correzione sarà profonda.

La seduta di venerdì a Wall Street e andata secondo i piani fino alle 21.50 - il crollo sul finale ci ha sorpreso e non sappiamo cosa significhi. L'S&P500 ha aperto in guadagno a 3846 punti ma all'inizio é ancora sceso e si é verificata l'attesa marginale rottura del supporto a 3800 punti. L'indice é crollato alle 16.30 a 3789 punti di minimo. Poi é risalito ad ondate fino a metà giornata a 3861 punti. Dopo un'ulteriore calo di una trentina di punti e una risalita a 3851 punti alle 21.50 c'é stata la caduta finale a 3811.15 punti (-0.48%). A livello settoriale gli investitorti sono andati alla disordinata ricerca di vincitori e perdenti (DJT -0.31%, RUT +0.04%, Nasdaq100 +0.63%). La seduta al NYSE é stata negativa con A/D a 2681 su 5004, NH/NL a 183 su 717 e volume relativo a 1.2 (0.9 sul Nasdaq). La volatilità VIX é scesa (!) a 27.95 punti (-0.94) mentre Il CBOE Equity put/call ratio si é finalmente mosso al rialzo (0.63). I Summation Index continuano a scendere.

Vediamo ora come inizia la settimana entrante - oggi, domenica, i prezzi delle criptovalute sono in calo - il Bitcoin perde il -3%. Spesso questo significa che lunedì le borse apriranno in calo.

Il prezzo dell'oro é caduto a 1734 USD/oncia. Si é verificata una evidente e proccupante rottura al ribasso di cui non capiamo le ragioni. A breve l'oro é ipervenduto (RSI a 29.13) - potrebbe rimbalzare fino a 1760-1770 USD e salvare la base per un successivo rialzo. La tendenza di fondo sembra però passare al ribasso e questa é una cattiva notizia per i rialzisti come noi. Vi terremo aggiornati sullo sviluppo della situazione. In generale in periodi di inflazione il prezzo dell'oro aumenta. Il calo attuale del prezzo contraddice la narrativa della spinta inflazionistica...

Richiedete informazioni o chiarimenti a analisi_tecnica@longshortinvest.com 
Non rispondiamo a mails anonime.

Bernasconi Consult, gestione patrimoniale e consulenza finanziaria
Rosrainstrasse 77, CH - 8915 Hausen am Albis
Tel.      +41 79 205 03 16
EMail: bernasconi@longshortinvest.com